MQ-9B armato con missili cruise e anti-nave: il drone che può cambiare le guerre sul mare

di Francesco Giuliani

Dagli Hellfire ai missili da centinaia di chilometri: il drone MQ-9B si prepara a diventare una piattaforma d’attacco strategica capace di colpire navi e obiettivi terrestri a lunghissima distanza.

Negli ultimi anni i droni militari sono passati da semplici piattaforme di sorveglianza a veri sistemi d’arma capaci di influenzare gli equilibri strategici. Tra i modelli più evoluti c’è l’MQ-9B SkyGuardian / SeaGuardian, la nuova generazione di UAV sviluppata da General Atomics, già nota per aver progettato il celebre MQ-9 Reaper utilizzato dagli Stati Uniti e da diversi alleati.

Ora l’azienda americana sta lavorando a un salto di qualità significativo: integrare missili cruise e anti-nave a lungo raggio, trasformando questo drone in una piattaforma capace di colpire obiettivi terrestri o navali a centinaia di chilometri di distanza, mantenendosi al di fuori delle difese nemiche.

Questa evoluzione risponde soprattutto alle esigenze dei nuovi scenari strategici, in particolare nel Pacifico, dove le distanze enormi e la presenza di flotte militari rendono fondamentali le armi stand-off, cioè capaci di attaccare da grande distanza senza esporre direttamente il velivolo.

Un drone progettato per missioni lunghissime

L’MQ-9B rappresenta una versione profondamente aggiornata rispetto al precedente MQ-9A Reaper. La piattaforma è stata progettata per missioni di sorveglianza, pattugliamento marittimo e attacco a lunga autonomia, con capacità operative molto superiori rispetto al modello precedente.

Tra le caratteristiche principali del drone:

  • Autonomia superiore alle 30 ore di volo

  • Quota operativa fino a circa 12.000 metri

  • Velocità di crociera di circa 300 km/h

  • Payload esterno superiore ai 2.100 kg

Il velivolo dispone di nove punti d’attacco per armamenti e sensori, di cui otto sotto le ali e uno ventrale. Questa configurazione consente di trasportare un’ampia gamma di armi e sistemi di sorveglianza, rendendo il drone estremamente versatile.

Finora però l’MQ-9B ha utilizzato armamenti molto simili a quelli del Reaper, tra cui:

  • missili AGM-114 Hellfire

  • bombe guidate GBU-12 Paveway

  • JDAM e Laser JDAM

  • Small Diameter Bomb

  • Paveway IV nel caso degli esemplari britannici

Si tratta di armi efficaci ma relativamente leggere e con raggio limitato. L’obiettivo ora è passare a sistemi molto più potenti.

Missili JASSM, LRASM e JSM: la nuova potenza di fuoco

General Atomics sta valutando l’integrazione di tre tipi di missili a lungo raggio, tutti progettati per missioni ad alto valore strategico.

JASSM

Il Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) è un missile cruise stealth prodotto da Lockheed Martin.

Ha un raggio operativo superiore ai 370 chilometri, che nella versione più avanzata (JASSM-ER) supera addirittura i 900 chilometri.

Il missile è progettato per colpire:

  • infrastrutture militari

  • basi aeree

  • depositi di munizioni

  • centri di comando

Grazie alla bassa osservabilità radar e alla guida combinata GPS/infrarossa, il JASSM è molto difficile da intercettare.

LRASM

Dal JASSM deriva il Long Range Anti-Ship Missile (LRASM), una versione specificamente progettata per la guerra navale.

Questo missile utilizza:

  • sensori avanzati

  • algoritmi di riconoscimento dei bersagli

  • capacità di attacco autonomo

Il LRASM è stato pensato per colpire navi da guerra pesantemente difese, anche in ambienti dove GPS o comunicazioni potrebbero essere disturbati.

Il raggio operativo è stimato oltre i 500 chilometri, rendendolo una delle armi anti-nave più avanzate attualmente disponibili.

JSM

Il terzo sistema preso in considerazione è il Joint Strike Missile (JSM) sviluppato da Kongsberg in collaborazione con Raytheon.

Si tratta di un missile più compatto, progettato per essere trasportato anche internamente dai caccia F-35.

Le sue caratteristiche principali includono:

  • raggio superiore ai 280 km

  • profilo di volo estremamente basso

  • capacità di attacco sia terrestre sia navale

Proprio grazie alle dimensioni ridotte, l’MQ-9B potrebbe trasportare fino a tre JSM contemporaneamente, mentre per i più pesanti JASSM o LRASM si parla probabilmente di un singolo missile per missione.

Perché armare i droni con missili strategici

Integrare missili di questa categoria su un drone rappresenta un cambiamento significativo nella dottrina militare.

Tradizionalmente queste armi venivano impiegate da:

  • bombardieri strategici

  • caccia multiruolo

  • velivoli da attacco

L’uso su UAV offre però diversi vantaggi.

Riduzione del rischio per i piloti

Il primo vantaggio è evidente: nessun pilota a bordo.

Le missioni possono essere condotte anche in ambienti estremamente pericolosi senza esporre personale umano.

Persistenza operativa

Grazie alla sua autonomia, l’MQ-9B può rimanere in pattugliamento per oltre un giorno intero sopra un’area di interesse.

Questo significa poter attendere il momento giusto per colpire, ad esempio quando una nave entra in una determinata zona.

Costi più bassi

Un drone come l’MQ-9B costa molto meno rispetto a un caccia di quinta generazione.

Utilizzarlo come piattaforma di lancio per missili a lungo raggio permette quindi di ridurre il costo complessivo delle operazioni.

Il ruolo nel Pacifico e nelle guerre navali del futuro

Gran parte dell’interesse verso queste capacità nasce dalle dinamiche strategiche nel Pacifico occidentale, dove le distanze tra le basi militari sono enormi e la presenza navale è sempre più intensa.

In questo contesto, droni a lunga autonomia armati con missili anti-nave potrebbero:

  • monitorare rotte marittime

  • sorvegliare flotte ostili

  • colpire navi da grande distanza

  • mantenere una presenza costante sopra aree strategiche

Il concetto è spesso definito “persistent strike”, cioè una capacità di attacco costante nel tempo.

I Paesi che hanno scelto l’MQ-9B

Il drone MQ-9B sta attirando l’interesse di numerosi Paesi.

Il primo cliente è stato il Regno Unito, che utilizza la versione chiamata Protector RG Mk1 per sostituire i vecchi Reaper.

Successivamente la piattaforma è stata scelta anche da:

  • Belgio

  • Canada

  • Danimarca

  • Germania

  • Giappone

  • India

  • Polonia

  • Taiwan

Anche le Forze Speciali dell’aeronautica statunitense (AFSOC) hanno mostrato interesse per questa piattaforma.

In prospettiva, un ordine molto importante potrebbe arrivare dall’Arabia Saudita, mentre anche la Norvegia sta valutando l’acquisto.

Un’evoluzione che potrebbe cambiare il ruolo dei droni

Se l’integrazione dei missili JASSM, LRASM o JSM verrà completata con successo, l’MQ-9B potrebbe diventare uno dei droni armati più potenti al mondo.

Non sarebbe più soltanto una piattaforma di supporto o sorveglianza, ma un vero sistema d’attacco strategico capace di influenzare operazioni navali e terrestri su larga scala.

Il primo test di volo con uno di questi missili potrebbe avvenire già entro i prossimi anni, segnando un passo importante nell’evoluzione della guerra aerea senza pilota.

FAQ

Che cos’è l’MQ-9B SkyGuardian / SeaGuardian?

È un drone militare a lunga autonomia sviluppato da General Atomics, progettato per missioni di sorveglianza, pattugliamento marittimo e attacco.

Quanto può volare l’MQ-9B?

Il drone può restare in volo oltre 30 ore consecutive, coprendo distanze molto ampie senza rifornimento.

Quali missili potrebbe utilizzare in futuro?

Tra le armi in fase di integrazione ci sono JASSM, LRASM e Joint Strike Missile (JSM), tutti progettati per colpire bersagli a centinaia di chilometri di distanza.

Perché è importante nella guerra navale?

Grazie ai missili anti-nave a lungo raggio, l’MQ-9B potrebbe attaccare navi militari restando fuori dal raggio delle difese, aumentando la sicurezza delle operazioni.

Quali Paesi lo stanno acquistando?

Tra i principali clienti figurano Regno Unito, Giappone, Germania, India, Polonia, Belgio, Canada e Taiwan, con altri Paesi interessati.